Napoli - false dicerie

390px-The_Martyrdom_of_St_Januarius_in_the_Amphitheatre_at_PozzuoliA Napoli il lotto è re. E’ così tanto diffuso che molti probabilmente pensano che il gioco sia proprio un’invenzione partenopea. E’ invece molto interessante notare che in realtà qui il lotto si diffuse tardivamente. La sua prima apparizione è datata 1682 ed era prevista una sola estrazione l´anno. Successivamente le estrazioni furono portate a due o tre all’anno. Nel 1689 il gioco del lotto venne addirittura abolito, perché considerato pernicioso per gli interessi delle famiglie, ed i napoletani dovettero attendere ben 24 anni prima di poter tornare a giocare. Nel 1713 fu infatti decretata la sua definitiva reintroduzione. Furono previste tre estrazioni annuali, portate a nove nel 1737. Il gioco, che in un primo tempo si chiamava Seminario di Napoli e poi Nuovo Lotto di Napoli, era legato, come in molte altre zone italiane, all’estrazione di cinque nomi tra quelli di novanta zitelle. Per dare un impulso al gioco nel 1774 vennero affiancate alle nove estrazioni di Napoli altre nove che avevano luogo a Roma, fino a quando, nel 1798, fu deciso che tutte le diciotto estrazioni fossero effettuate a Napoli. Fino ad allora il gioco venne gestito mediante la concessione in appalto ma in quell´anno fu istituita un’amministrazione speciale. Nel 1804 il numero delle estrazioni salì a 24. Il gioco continuò a svolgersi con regolarità anche sotto la denominazione francese. Il 18 gennaio 1806 il Comandante Giuseppe Bonaparte emanò un decreto con il quale rassicurava la popolazione circa il suo regolare svolgimento. Le estrazioni – si legge nel decreto – continueranno a darsi nel modo solito e le vincite saranno religiosamente pagate, come in passato. Nel 1807 ci fu un tentativo, di istituire una regia interessata , affidandola per sei anni all’imprenditore Carlo Guedard, a fronte della corresponsione di un canone annuo di ben 286 mila ducati. Lo Stato si riservò anche una partecipazione sugli utili. L’anno successivo le estrazioni aumentarono di numero, passando prima a 25 e poi, nel 1811, a 26. Nel 1810 il contratto fu sciolto a causa delle gravi perdite subite dal gestore.

Il lotto tornò allora allo Stato che costituì, l´anno successivo, un servizio autonomo con la denominazione di “Amministrazione de’ Regali Lotti”, alle dirette dipendenze del Ministero delle Finanze. Col diffondersi del gioco crebbero anche il numero delle estrazioni. Nel 1817 salì a 50, 25 “ordinarie” e 25 “straordinarie”, anche grazie all´abolizione del lotto a Palermo. I ricevitori venivano chiamati prenditori o pastieri e le ricevitorie pasti o botteghini. Abbiamo notizia che nel 1843 i “Botteghini” erano circa mille, ben distribuiti nel territorio del Regno, esclusa la Sicilia (che gestiva un lotto proprio). Le estrazioni avevano luogo il sabato nel palazzo della “Vicaria” ove aveva sede il tribunale. Alla presenza di due magistrati della Grande Corte dei Conti in toga e di due cittadini, venivano estratti i cinque numeri per mano di un bambino bendato scelto nelle parrocchie della città. Prima dell´estrazione il bimbo veniva benedetto dal parroco di Santa Caterina a Tornello. L’estrazione avveniva alla presenza di due cittadini del “popolino” che venivano appositamente chiamati a salire sul palco per certificare la regolarità delle procedure. Per ogni estrazione venivano assegnate cinque doti ad altrettante zitelle i cui nomi erano stati abbinati ai cinque numeri estratti tra i novanta imbussolati. Nel 1799 l´importo della dote venne fissato in 25 ducati ciascuna. Il lotto a Napoli conobbe subito grande diffusione e popolarità ma Garibaldi, con un decreto a propria firma, ne decise l´abolizione a partire dal primo gennaio 1861. L’ordine non fu mai eseguito perché©, a seguito del plebiscito che stabilì l´unione dei territori del regno delle Due Sicilie all´Italia, il gioco fu nuovamente reso legale nella non difforme versione nazionale. Anche a Napoli il lotto non mancò di avere anche finalità sociali. Nel 1764 infatti re Ferdinando ordinò che con i proventi del lotto fosse assegnata un’elemosina di sette ducati alle Cappuccinelle, dette le “Trentatre”, perché pregassero per la felicità del Regno. In maniera assai simile nel 1817 fu stabilito che un’elemosina di 3 ducati e settanta fosse devoluta in occasione di ogni estrazione straordinaria.